Corsi e ricorsi… Anche il PD cede al fascino delle leggi ad personam?

“Se non puoi sconfiggerli, fatteli amici”. Dopo un ventennio di polemiche sulle leggine “Salvasilvio” – l’ultima, lo ricordiamo, risale a meno di due mesi fa quando la Corte Costituzionale ha bocciato il “lodo Alfano” -, anche i “puri” hanno infine ceduto all’irresistibile fascino della legiferazione “ad personam”.

Passi che lo scenario di riferimento non è il governo dello Stato ma la guida della Regione Puglia, che non di processi o reati penali si discute ma di più prosaica eleggibilità alla carica; passi pure che ne va della sopravvivenza del centrosinistra – ancora di salvezza da un “cappotto” preannunciato e laboratorio di alleanze prossime venture – tuttavia la legge regionale che permetterebbe al “piddino” Michele Emiliano di rivestire il doppio incarico di sindaco di Bari e di Presidente della Regione Puglia stride un po’ troppo con i fiumi di parole spese a suo tempo contro le “leggine su misura per Silvio”.

Ma le analogie bipolari non finiscono qui. I tormenti della querelle pugliese infatti ricordano molto da vicino la telenovela legata alla riconferma di Galan in Veneto, poi conclusasi con il siluramento del di questi e l’ormai certa investitura di un leghista (l’attuale ministro alle Politiche Agricole, Luca Zaia?). Se un migliaio di chilometri più a Nord era in discussione la tenuta dell’alleanza PDL-Lega, in Puglia invece sono in ballo le prove generali per un allargamento dell’alleanza di centrosinistra all’Udc di Casini, ennesima riproposizione del compromesso storico.

All’Udc il “Vendola bis” proprio non piace; da qui l’intesa sul nome “nuovo” di Michele Emiliano, il solo capace – al momento – di ampliare la base elettorale del centrosinistra. A complicare l’investitura di Michele Emiliano non è solo il fuoco di sbarramento del presidente uscente, che pure ha qualche ragione dalla sua, ma anche quella incompatibilità tra la carica di sindaco e di governatore regionale che i fautori del “compromesso” sperano di risolvere con un provvedimento ad hoc. Emiliano, da parte sua, scioglierà le sue riserve solo una volta rimosso questo piccolo “neo

della sorte: il “salvacondotto” per il sindaco dovrebbe essere approvato dalla stessa maggioranza che attualmente sostiene Vendola. Il “deus ex machina” di questa nuova escalation polemica interna al centrosinistra – i due litiganti non si sono risparmiati colpi bassi, tra cui le consuete accuse di “fascismo squadrista” – potrebbero essere le primarie da cui cinque anni fa uscì vincitore, a sorpresa, proprio Nichi Vendola che spera adesso di essere confermato e sparigliare le carte della sua stessa maggioranza.
Per il Pd l’unica certezza, al momento, è il rischio sempre più concreto che prossime elezioni regionali si trasformino in un incubo senza risveglio. (Giovanni M. Losavio – Agenzia radicale)



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