Una “buona notizia”, se così possiamo definirla, arriva proprio dal paese che più preoccupa il fronte degli attivisti dei diritti LGBT e non solo. Stiamo ovviamente parlando dello stato africano dell’Uganda che, in occasione dell’approvazione della sbandierata norma “anti omosessualità” si dice pronto a cambiare qualcosa del testo originale. Mitigandolo.
Per gli omosessuali non ci sarebbe infatti più la pena di morte, ma la pena capitale verrebbe sostituita da programmi volti a riconvertire gli omosessuali in “ex gay”. Punizioni e non condanna definitiva quindi, una magra consolazione, una sorta di baratto: non toglieteci i fondi e noi non toglieremo loro la vita. Semplicistico, ma tristemente reale.
A parlare della scottante questione è James Nsaba Buturo, ministro ugandese responsabile dell’etica e dell’integrità, che parla di una legge modificata presentata al Parlamento tra un paio di settimane. Le misure più drastiche di questo decreto scomodo, secondo quando sostiene l’agenzia di stampa Bloomberg, sarebbero però sul punto di cedere.
Che sia un effettivo segno di ravvedimento di fronte alle minacce economiche svedesi e alla preoccupazione internazionale? Ci sembra che sia ancora qualcosa di vago che stempera i titoli ma non modifica la sostanza. Una “ridefinizione” con ogni probabilità solo apparente, perché “le famiglie tradizionali e i bambini vanno protetti”. Che ne sarà infatti degli attivisti dei diritti umani, di chi non denuncia l’omosessualità? (A. B.)
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E voi questa la chiamate una vittorie non mi uccidono ma mi ricoverano coattamente fino alla riuscita di un lavaggio del cervello? spero che le minacce della sveglia ecc, continuino perché è il concetto stesso di persecuzione che non può passare, sia esso attraverso la pena di morte che la “riconversione”; altrimenti tra un po’ avremmo un sacco di buoni cattolici che difenderanno le angherie di questi paesi sostenendo che ci stanno dando una mano facendoci riscoprire l’eterosessualità!