Ha chiamato a raccolta il suo partito, ha avvertito Fini e la minoranza che se non si adegua sarà fuori, si è lamentato delle trasmissioni Rai che lo «processano», ha distribuito un memorandum per elencare i dati della «persecuzione giudiziaria», quindi alla presenza del suo avvocato Ghedini e del ministro della Giustizia Alfano, Berlusconi è partito con il più violento attacco degli ultimi mesi contro la magistratura che «porta il Paese sull´orlo di una guerra civile» e che fa «saltare l´equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato» mentre trama per «far cadere il governo». Espressioni talmente forti che l´ufficio stampa del Pdl è dovuto correre ai ripari con una correzione secondo cui i magistrati porterebbero soltanto al rischio di «dividere il Paese». Parole così gravi che hanno provocato l´immediata reazione del consigliere del Csm Livio Pepino secondo cui «se vera è una frase di inaudita gravità perché sovverte le fondamenta del patto costituzionale» e «la gravità della situazione certamente non sfuggirà al capo dello Stato». Mentre un altro consigliere del Csm, Mario Fresa, annuncia che «già lunedì la prima commissione del Csm acquisirà le dichiarazioni del presidente del Consiglio, nell´ambito di una pratica già aperta a tutela dei magistrati di Milano e dei pm di Palermo e scaturita da altre affermazioni di Berlusconi». Iniziativa che se attuata sarebbe «gravissima» per i due capigruppo pdl Cicchitto e Gasparri.
Profondamente irritato per le risse tra i suoi ministri, infastidito dalle prese di posizione di Fini, avvelenato dalle vicende giudiziarie tra Milano e Palermo, incupito per le vicende personali legate al divorzio, Berlusconi si sente accerchiato e – come sempre in queste occasioni – rovescia il tavolo e cerca di prendere in mano la situazione: «Tutti mi dicono non mollare. E chi molla?», assicura infatti alla cena dei Club del Buongoverno che gli ridanno un po´ di buon umore: l´abbraccio tra Brunetta e Tremonti? «Ho detto: fuori i gay…». In concreto il Lodo Alfano diventerà una legge costituzionale, mentre il processo breve andrà avanti ma con modifiche. E prima di tutto Berlusconi sferra l´offensiva anti-magistrati. Di fronte all´Ufficio politico e al ministro della Giustizia Alfano, il presidente del consiglio accusa: «E´ in atto un tentativo di far cadere il governo condotto soprattutto da una parte della magistratura che ha preso una deriva eversiva. E´ evidente – ha continuato il premier – che c´è una persecuzione e un accanimento nei miei confronti. Si ha l´impressione di assistere a una guerra civile tra i poteri dello Stato». Accusa che apre anche il documento finale dell´Ufficio politico del Pdl: «Anche il corso dell´attuale magistratura è stato turbato dall´azione di una parte tanto esigua quanto dannosa della magistratura, dimentica del proprio ruolo di imparzialità». E l´accanimento, per Berlusconi, è anche l´inchiesta «paradossale» nei confronti di Cosentino. Quindi per il premier è sempre più urgente la riforma della Giustizia e ancor prima la legge che lo possa mettere al riparo dai processi. Per questo scopo a Berlusconi serve una maggioranza monolitica in cui non ci sia spazio per i no di Fini. «Il programma di governo è chiaro ed è stato sottoscritto da tutti in campagna elettorale. Su ogni tema si decide a maggioranza e chi non è d´accordo occorre che si adegui, altrimenti è fuori». Così come dovrebbero essere fuori quelle trasmissioni Rai che «ogni settimana mi fanno il processo e che andrebbero chiuse». Un avvertimento – accompagnato dal no al voto agli immigrati – che suona come un ultimatum alla minoranza finiana del Pdl, e che infatti non è piaciuto a La Russa: «In un partito si decide a maggioranza ma non è che chi non fa parte della tesi, che in quel momento è di maggioranza, sia fuori dal partito. Anzi…». (Gianluca Luzi – La Repubblica)
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