Il regista temuto da Pechino, torna a Hong Kong: dopo Tienanmen parla di omosessuali.

La Cina non ama l’arte di Lou Ye, ma lui non sembra dispiacersene più di tanto. Uno dei maggiori registi contemporanei cinesi non è molto ben voluto in patria, ma osannato e ricercato altrove. È infatti ad Hong Kong che debutterà il suo nuovo film, una romantica pellicola di amore omosessuale, per quello che potrebbe essere il suo unico appuntamento nella terra natale.

Era il 2006 quando la Repubblica Popolare Cinese impedì al famoso regista di girare film per ben cinque anni causa la sua partecipazione al Festival del Cinema di Cannes con “Summer Palace” senza l’approvazione del governo. Ciò che fece tanto arrabbiare Pechino fu la narrazione cinematografica della strage degli studenti che manifestavano in favore della democrazia sulla piazza Tienanmen nel giugno 1989 e che si dice sia stata spenta nel sangue con centinaia o migliaia di vittime.

Dalla politica, Lou Ye questa volta passa all’amore con un film girato l’anno scorso nella più totale illegalità con telecamere digitali di piccole dimensioni nella città di Nanjing, nell’est della Cina. Anche “Spring Fever” ha partecipato alla scorsa edizione di Cannes aggiudicandosi il premio di miglior film. In questo film l’argomento scomodo è l’omosessualità, vero e proprio taboo per la società cinese, immortalata qui attraverso audaci scene di sesso omo.

La pellicola, che dura 115 minuti, è la storia di un investigatore privato assoldato per spiare un uomo sposato che sta intrattenendo una relazione omosessuale, ma sarà proprio chi deve riportare la verità e giustizia a farsi coinvolgere in un triangolo d’amore con la propria fidanzata ed il fidanzato del marito di cui si stava occupando.

I distributori del mercato estero hanno già previsto l’uscita della pellicola in Russia, Corea del Sud, Francia e Stati Uniti, ma non in Cina. L’unica eccezione sono state quattro proiezioni al Festival di Cinema Indipendente di Nanjing. Lou vorrebbe avere ora la possibilità di presentare il proprio film anche al grande pubblico cinese e per questo motivo ha fatto richiesta al Governo di abbreviare il proprio allontanamento.

“E’ un vero peccato che questo film non sia distribuito per il mercato cinese” fa sapere il regista di “Suzhou River” e di “Purple Butterfly” in un’intervista alla Associated Press prima della proiezioni di Hong Kong. “Tutti dovrebbe essere liberi di poter fare film. Spero che il mio impedimento sia cancellato senza troppi problemi e spero che il governo non imponga altri divieti ad altri registi” ha fatto sapere.

Il quarantacinquenne, nell’attesa che il governo prenda una decisione, pensa anche al futuro: ha in mente un film francese riguardo la storia d’amore di uno studente cinese in visita a Parigi. Il tema promette bene, speriamo che il Governo gli dia una mano. (A. B.)



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