Quando la Chiesa fa outing. Ecco il sito dove segnalare i preti omosessuali. Si parte da Washington.

Non si placano le polemiche a Washington e dintorni. Dopo la temuta approvazione del referendum con cui gli abitanti dello stato americano hanno scelto di consentire ad una coppia omosessuale di unirsi civilmente e di godere di gran parte dei diritti finora riservati ad una coppia eterosessuale sposata, rimane tuttavia in sospeso la questione Arcidiocesi Chiesa Cattolica.

Se ben ricordate, era stata proprio la Chiesa Cattolica della capitale statunitense a dirti intenzionata a smettere la propria attività nel sociale, a favore di poveri e senza tetto, nel caso in cui il referendum fosse andato a buon fine.

Per cercare di semplificare la questione, alcune organizzazioni omosessuali coinvolte hanno deciso di creare un sito internet (www.churchouting.org) come risposta al rifiuto di collaborazione dell’arcidiocesi: il tentativo è quello di realizzare una campagna a livello locale che passi attraverso i social media ed internet e risponda agli attacchi contro gli omosessuali da parte della chiesa.

Se da un lato la Conferenza dei Vescovi Americani (USCCB) ha approvato una lettera pastorale di ben cinquantasette pagine per affermare l’opposizione della chiesa nazionale ad ogni riconoscimento del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, dall’altro la comunità omosessuale risponde con ChurchOuting, uno spazio internet dove è possibile segnalare quei sacerdoti che in contesti sociali sono apertamente omosessuale ma nelle proprie parrocchie svolgono la propria professione ancora velati.

Il silenzio è peccato, recita la homepage, “questo sito è nato per dare a voi la possibilità di salvare la gioventù LGBT dall’ipocrisia di quei preti dell’Arcidiocesi di Washington che sono socialmente, romanticamente o sessualmente omosessuali attivi, ma che tacciono nel momento in cui l’Arcivescovo Wuerl e la Conferenza dei Vescovi Cattolici fomentano la propria guerra ideologica contro la famiglia omosessuale”.

Il sito, nato anche dalla collaborazione con Phil Attey, vuole spingere coloro che sono a conoscenza dell’omosessualità nascosta di un prete a farsi avanti, a condividere la propria storia per porre fine “ad una chiesa cattolica che per generazioni ha detto alla gioventù LGBT di vergognarsi di chi siamo, di condurre vite senza amore e di abominio” non impedendo a sacerdoti eterosessuali coinvolti in relazioni sessuali o romantiche di parlare a favore degli sforzi arcivescovili per abbattere ogni possibile forma di famiglia gay o lesbica.

Che sia questo il modo migliore per “porre fine a quell’abuso emotivo, psicologico e spirituale perpetrato dai preti cattolici e dalla gerarchia ecclesiastica”? Non sappiamo, ma di certo si tratta di una risposta discutibile ma decisa all’ipocrisia, un modo di far presente un problema a cui va riconosciuto il merito di far conoscere una questione che non è esclusivamente relegata a Washington e dintorni. (A. B.)



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