Il Festival del Cinema Ebraico che quest’anno compie vent’anni va andrà in scena dall’11 al 30 novembre. Tra le varie pellicole che verranno proiettate nel Festival che si terrà in Australia tra Melbourne e Sidney, una sembra pronta a colpire il pubblico LGBT ebreo e non solo. Si tratta di “Einaym Pkuhot” del regista israeliano Haim Tabakman.
Meglio noto come “Eyes Wide Open” (qualcosa di simile a “occhi spalancati” in italiano), il film è ambientato a Gerusalemme e tratta la storia di Aaron Fleishman, interpretato da Zohar Shtrauss, macellaio ultra ortodosso che trascorre la propria vita nello stretto rispetto delle regole della religione con una bella famiglia e quattro bambini ed il cui destino risulta irrimediabilmente sconvolto dall’arrivo di un misterioso giovane studente di nome Ezri, interpretato da Ran Danker. Inizia una frequentazione tra i due che li mette di fronte ad una pericolosa attrazione: Fleishman rischia infatti di essere ostracizzato dalla sua ristretta comunità e di perdere tutto: lavoro, casa e perfino famiglia.
Il film che ha debuttato a Cannes, per la prima volta in Australia descrive la società ultra ortodossa ebrea capace di esercitare forze sociale estremamente coercitive, queste pressioni sono ben visibili ad esempio nella scena in cui il macellaio si trova a dover fare i conti con la “Polizia del Decoro” creata per tenere le problematiche degli ortodossi al di fuori del resto del mondo e della polizia secolare.
Un film provocatorio quindi ma anche estremamente efficace nel regalare un ritratto affascinante di come sia vivere ogni giorno da ebrei ortodossi in Israele con tutti i rituali e le tradizioni aliene a chiunque altro. “Eyes Wide Open” è una pellicola che noi definiremmo “lenta” ricca di scene senza dialoghi e povero di movimento ma che riesce a rendere molto bene il lento crescere dell’attrazione quasi magnetica tra i due protagonisti.
Nonostante forse chiedere un happy ending fosse decisamente un po’ troppo, concludendo possiamo di certo dire che si tratta di uno sguardo, rapido ma efficace, sulla vita omosessuale di una parte del mondo spesso dimenticata e di sicuro molto lontana dalla nostra.
Per chi all’interno del Festival invece è alla ricerca di una trama più morbida, sempre rivolto ad un pubblico queer è “He’s My Girl”. Questa commedia francese, seguito del film del 1998 “Man in a Woman”, è diretta da Jean-Jacques Zilbermann e, a dieci anni di distanza, rimette in scena la storia di Simon Eskenazy, suonatore di clarinetto omosessuale, e della sua ex moglie Rosalie nata in Francia ma vissuta a New York. Simon (Antoine de Caunes) fugge dalla propria famiglia e dai propri doveri professionali per spendere più tempo con il proprio amato Raphael, ma i suoi piani naufragano miseramente quando Rosalie (Elza Zylberstein) arriva inaspettatamente da New York in compagnia del loro figlio di dieci anni e di tutta quanta la sua famiglia, rigorosamente ortodossa, fratello omosessuale incluso. Sarà Naim, un giovane ragazzo arabo di giorno e una irresistibile femme fatale di notte, a riportare inaspettatamente la pace quando tutto sembrava oramai drammaticamente perduto. (A. B.)
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