Quando la lesbica Paola Concia alla Nuova Fiera di Roma ha definito il nuovo vicepresidente del Pd un «omosessuale dichiarato», tutti hanno guardato il palco. «Mi hanno detto poi che qualcuno tra i dirigenti storici si è preoccupato: non so se per me o per l’immagine del Pd». Parole di Ivan Scalfarotto, un ragazzo gentile, educato. Non dice che c’è un residuo di omofobia anche nel nuovo Partito democratico. E non ci tiene a far la parte della «figurina»: «Sono contento che in pochi abbiano ricordato che sono gay sui giornali.
Sono fiero di essere lì come politico, non come politico omosessuale.
Anche se è importante che una carica così vada a un gay». La nomina l’ha festeggiata a pranzo con Federico, il suo compagno.
Montessoriano, dirigente bancario per anni a Mosca e Londra e ora milanese per gratitudine («è una città accogliente con i gay»), Scalfarotto dice le sue verità scandalose con candore. «Una ragazza nel 2005, dopo la sconfitta delle primarie, mi scrisse che avevo portato un approccio più femminile alla politica, più rispettoso. Mi invitava ad avere l’ostinazione delle primavere, ad aspettare». Poi ha studiato, lavorato, si è schierato al fianco di Ignazio Marino ed eccolo qui, con il suo pizzetto squadrato, commosso, al fianco della Bindi. La stessa che, le ricorda un lettore del suo blog, disse «cose mostruose» contro i gay. Disse che «per un bambino è meglio stare in Africa che avere genitori gay». «Dichiarazioni barbariche» le definì allora Scalfarotto. Ora le traduce in politichese: «Erano parole gravemente inappropriate. Spero che lavorando con me imparerà a conoscerci meglio e ad essere più a suo agio con i gay. E io imparerò molto da lei». Scalfarotto ha le sue idee e ci tiene a esprimerle, anche ora che ha una carica. La Binetti? «Ha detto che noi omosessuali siamo malati. Cose che in Europa dicono solo i gruppi neonazisti. Doveva essere fuori dal Pd sin da quando votò contro la fiducia a Prodi».
L’Udc? «È la principale causa della caduta della legge Concia, l’aggravante sui reati omofobici. E resta il partito di Totò Cuffaro: combattere la mafia deve essere una priorità del Pd».
L’Assemblea di sabato? «Bisogna farla funzionare, renderla più attiva, sennò finisce solo per applaudire, come il Parlamento della Repubblica popolare cinese». I Dico? «Erano pessimi. Io dico matrimonio punto e basta». I crocifissi? «Via dalle scuole e via soprattutto dai tribunali: la giustizia si amministra in nome del popolo italiano e deve essere uguale per tutti. Anche per i non cristiani». (Alessandro Trocino)
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Le sue parole sono forti e chiare. E sacrosante…
adozioni gay… matrimoni civili tra gay… ottimo… non vedo l’ora
Ma allora non si capisce perché mai si è schierato per Marino, che nella sua mozione voleva sostituire la questione dei matrimoni civili tra gay con un’unione ghetto a se stante e faceva finta che la questione delle adozioni gay si potesse evitare parlando di singles. Doveva contestarlo aspramente! Santoddio… ci vuole un po’ di coerenza tra le proprie parole e le proprie azioni. Matrimonio punto e basta… certamente… è quello che ci spetta! ma che sia matrimonio, non un’altra cosa. Dire come ha fatto Marino che la (squisitamente laica) libertà matrimoniale di gay e lesbiche può tranquillamente continuare a essere calpestata e come se non bastasse che ai gay va permesso al massimo di accedere a un scimmiottamento apposito del matrimonio vero è tanto omofobico e dannoso quanto le passate esternazioni della Bindi e della Binetti. Coerenza, cavolo… altrimenti vuol dire che si stanno prendendo in giro milioni di persone.
perchè questo e il movimento gay asservito al partito democrato – che è una congraga di catto -comunisti , scalfarotto va oltre per non urtare i commissari di partito che si sente piu fiero come politico che come politico appartenente alla comunita gay . Questo è tutti dire
il pd pensasse alle mafie interne prima di dare lezioni di morale il popolo si e rotto i coglioni di queste prese per il culo