Il nuovo Pd. Pierluigi Bersani: “Pronti a discutere di riforme. Libertà coscienza su temi etici”. Soddisfatta la Binetti.

Pd, Bersani lancia la sfida al governo: costruire il partito e preparare l’alternativa.
Rosy Bindi eletta presidente, Letta vicesegretario.

Assemblea nazionale del Pd, oggi alla Fiera di Roma per l’insediamento di Pierluigi Bersani come nuovo segretario. Risolte nottetempo alcune questioni su organigrammi e direzione, l’assemblea è iniziata con la proclamazione a segretario di Bersani, che ha poi tenuto un lungo discorso, invitando il partito all’unità e a evitare nostalgie, e lanciando le sue sfide al governo, contestando fra l’altro i toni ottimistici di Berlusconi sulla crisi. Al termine, Rosy Bindi è stata eletta presidente del Pd per acclamazione, mentre Enrico Letta è stato eletto a larga maggioranza vicesegretario del Pd.

«Ho detto più volte che non credo al partito di un uomo solo ma ad un collettivo di protagonisti – ha esordito Bersani – Mi rivolgo a voi non come ci si rivolge ad una folla, ma come ci si rivolge a largo gruppo dirigente del nostro partito corresponsabile con me di questa straordinaria avventura».

«Costruire il partito, preparare l’alternativa – queste le parole d’ordine lanciate dal segretario del Pd – Sono compiti che richiedono un lavoro importante per durata e per profondità. È inutile cercare scorciatoie o immaginare strade senza inciampi». Bersani ha detto di sentirsi «orgoglioso» perché insieme a tutti i militanti sta cercando di costruire un partito: «La nostra Costituzione parla di partiti e non di popoli» e il Pd vuole essere «un’altra modernità alternativa alla deformazione populista e plebiscitaria del nostro quadro politico e costituzionale».

«C’è ancora molto da fare per costruire il nostro partito. In questi due anni si è determinata una costituzione materiale che va corretta e migliorata. Convocherò subito la direzione per discutere, prima degli organigrammi, lo stato del partito e come concepire un suo rafforzamento strutturale. Serve un partito popolare e del territorio, che selezioni dal territorio le nuove classi dirigenti e che si radichi nei luoghi di studio e di lavoro». Per questo, a fronte dei 70 circoli nei posti di lavoro e di 10 nei posti di studio, Bersani proporrà ai segretari regionali di fondare nei prossimi mesi 500 nuovi circoli nei luoghi di lavoro.

Nessuna limitazione sui temi etici. «Sui temi etici di frontiera il Pd non deve avere meccanismi che limitino la libertà di coscienza, mentre dei meccanismi che arginino il dissenso interno devono riguardare le scelte concrete «come le questioni relative al tracciato di una strada o a un termovalorizzatore. Se gli aspetti di confronto non verranno messi in equilibrio con meccanismi coesivi, noi rischiamo fenomeni di anarchismo e di feudalizzazione. Per questo occorrerà meglio bilanciare l’ampia dialettica, l’assoluta libertà di pensiero, con l’esigenza di preservare l’autorevolezza e l’univocità delle posizioni del partito. Ma questo non riguarderà i temi etici di frontiera».

Anche i comportamenti privati dei dirigenti e degli amministratori del Pd «devono essere coerenti con la credibilità e il rispetto che un impegno pubblico pretende». Bersani ha ricordato la «centralità» della questione dell’etica politica: «Noi non possiamo fare a meno della dignità e del buon nome della politica e dell’amministrazione pubblica. Quando questi si affannano, la destra ci lucra e noi paghiamo il prezzo. Dobbiamo dunque porci il problema generale di un rafforzamento della tensione civica ed etica a cominciare da noi stessi. Un partito non è una autorità morale, ma deve sentirsi tuttavia in qualche modo garante di quella dignità nell’esercizio di funzioni pubbliche. Una dignità che non può non comprendere comportamenti coerenti con la credibilità e il rispetto che un impegno pubblico pretende». Bersani ha ricordato che nonostante il Pd si fosse dotato di un codice etico, «in questi due anni non sia stato possibile sanzionare quei comportamenti non coerenti con i nostri principi». Bersani ha quindi chiesto alla Commissione che dovrà modificare il codice etico di trovare «strumenti operativi efficaci per dissociare il partito e il suo buon nome dalle deviazioni dei singoli».

Riforme: pronti a discutere. Il Pd «è pronto a discutere» di riforme a partire dalle proprie proposte che riguardano il superamento del bicameralismo perfetto e dalla modifica della legge elettorale. Il Pd in tema di riforme deve superare «un’impostazione difensiva o nobilmente conservatrice. Ci chiamiamo Democratici perché poniamo al Paese il problema di una democrazia efficiente. Ci chiamiamo riformisti perchè vogliamo le riforme. Noi rifiutiamo l’idea che il consenso venga prima delle regole, che la partecipazione democratica significhi eleggere un capo, che la società civile sia ridotta a tifoseria».

Il Pd è disposto a «un confronto trasparente nelle sedi proprie, e cioè nel Parlamento» su quattro punti: «Superamento del bicameralismo perfetto, Senato federale, riduzione del numero dei parlamentari, rafforzamento delle funzioni reciproche di governo e Parlamento»; una «coerente e moderna legislazione sui partiti» in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione; «nuova legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i parlamentari, attraverso un confronto con le forze politiche a cominciare da quelle dell’opposizione senza escludere una legge di iniziativa popolare»; nuove norme sui costi della politica.

Giustizia: pronti al confronto, ma niente ipoteche. «Noi siamo d’accordo a discutere di norme urgenti e radicali sulla giustizia civile, sulla ragionevole durata del processo e sui problemi che gravano sui cittadini. Ma non possiamo non vedere la difficoltà di un confronto totalmente e unicamente centrato sull’equilibrio dei poteri e soprattutto invaso dall’insuperabile interferenza di questioni che si riferiscono alla situazione personale del premier». Bersani chiede alla maggioranza «di liberare il tavolo da queste ipoteche e da uno spirito di aggressività e volontà di rivincita contro il sistema giudiziario e la magistratura perchè sono sentimenti e intenzioni che inquinano la discussione».

«La crisi non è psicologica, non è una nuvola passeggera, non l’abbiamo alle spalle. Nessuno vuol fare il pessimista o il catastrofista, ma pretendiamo che si riconosca che abbiamo un problema serio». Così Bersani ha contestato le affermazioni fatte ieri da Silvio Berlusconi. «Non si può pretendere che le rose del governo siano senza spine. Davanti a un’assunzione di responsabilità da parte del governo, noi non ci sottrarremmo a qualcuna di quelle spine. Ma se continuiamo a sentirci dire che il problema non c’è o che si può aggiustare con palliativi per diventa difficile discutere». Bersani ha ricordato le criticità della finanza e dell’economia reale internazionale, sottolineando poi alcune «emergenze» che riguardano specificamente l’Italia: la difficoltà delle piccole e medie imprese di accedere al credito; gli ammortizzatori; i redditi medio-bassi impoveriti che tengono bassa la domanda interna.

Bersani ha proposto al governo tre interventi: «abbandonare i tagli lineari e mettere le mani nei meccanismi che generano la spesa pubblica» attraverso il meccanismo del benchmark; «incrementare la fedeltà fiscale non solo con tecniche deterrenti ma con meccanismi che introducano in modo fisiologico una riduzione dell’evasione e del nero, spostando il carico fiscale dal lavoro alla rendita, a cominciare da quella finanziaria»; «migliorare i tassi di crescita con riforme capaci di attivare le forze di mercato». «Davanti ad una assunzione di responsabilità esplicita da parte del governo – ha concluso Bersani – noi non ci sottrarremmo» anche sulle scelte impopolari, ma «se si continua a dire che il problema non c’è, diventa davvero difficile discutere».

Il muro di Berlino, le nostalgie. «Viviamo, a vent’anni dal crollo, del muro di Berlino una stagione ricca di enormi potenzialità ma anche gravida di contraddizioni e di pericoli. Sono trascorsi vent’anni dalle rivoluzioni del 1989 che posero fine al socialismo dispotico e segnarono un fondamentale spartiacque storico. Si è venuto delineando un mondo che ha conosciuto mutamenti profondi, una straordinaria rivoluzione scientifico-tecnologica, un mondo in cui hanno fatto irruzione Paesi come l’India e la Cina e che ha conosciuto processi di democratizzazione ma anche nuove fratture. Un mondo che non ha ancora incontrato un nuovo equilibrio». L’ambizione dell’Europa, conclude il leader del Pd, «è di contribuire alla costruzione di un nuovo ordine mondiale di cui si avverte l’urgente necessità». Quanto al passato, «nessuna nostalgia deve imprigionarci o trattenerci; dobbiamo sentire invece la responsabilità del nuovo da costruire. Saremo un partito che si rivolgerà a tutta l’area del centrosinistra, senza trattini o distinzione di ruoli e senza pretese di esclusività e con la legittima ambizione di crescere e di farci più forti». Bersani ha invitato a non «descrivere la nostra politica come una coperta da tirare un po’ più al centro o un po’ più a sinistra; quel che vale è il progetto, quel che vale è l’idea di Paese che si rivolge in particolare a quei ceti popolari dove la destra vince». Per questo progetto-Paese, ha detto ancora Bersani, occorre «una sintesi di tutti i materiali straordinari, antichi e nuovi, che abbiamo a disposizione. Il nostro problema è che nessuno rimanga fermo su quello che ha già avuto o che ha già vissuto e che ognuno faccia un patto e dia una disponibilità generosa al cambiamento. Avremo un partito plurale ma non nel senso di attribuire ad ognuno una stanza della casa comune».

Coalizioni democratiche per le regionali. «In vista delle elezioni regionali opereremo, nel rispetto della dimensione federale, per allestire coalizioni democratiche e di progresso che possano scegliere le candidature migliori, anche avvalendosi dei percorsi di partecipazione». Bersani ribadisce l’obiettivo del Pd di rivolgersi «con un’apertura ampia e generosa a tutte le forze di opposizione» per promuovere l’alternativa di governo. «È un percorso non breve e certo non sarà senza inciampi ma tutti adesso sanno che possono discutere con noi in un clima costruttivo e di rispetto reciproco. Questo vale per le forze in Parlamento (Idv, Udc, Radicali), sia per le forze che non sono in Parlamento (Sl, Verdi, formazioni di ordine socialista e repubblicana)». Il neo leader del Pd specifica poi che «sui temi della democrazia abbiamo aperto un confronto anche con formazioni con cui non abbiamo prospettive di alleanza come rifondazione comunista».

I punti caldi della discussione notturna erano la Direzione e i ruoli nell’esecutivo. Tra le varie componenti è stata raggiunta un’intesa che permetterà di eleggere un organismo che rappresenti sia le regioni che le mozioni in termini proporzionali. In pratica un meccanismo per il quale ogni otto delegati di ciascuna mozione in ogni regione esprime un membro della direzione. Quanto alla gestione del partito, Bersani ha respinto la richiesta degli ex popolari vicini a Beppe Fioroni e Franco Marini che chiedevano un posto come vicesegretario per Fioroni. Bersani avrebbe ribadito la volontà di puntare su Enrico Letta vicesegretario unico.

Alla Fiera di Roma la scenografia è circolare, formata da un telone bianco che crea una sorta di anfiteatro. Al centro un palco bianco a base verde che si allunga verso gli spalti. Tutta la sala, nel padiglione 13, è tappezzata dal simbolo del Pd. Dietro al palco sono stati allestiti dei maxischermi che riproducono il simbolo del partito e ai lati ci sono diversi cartelloni con la scritta “Pd, per l’alternativa”. La stessa che compare anche sul palchetto trasparente da cui Bersani ha tenuto il suo discorso. (Il Gazzettino)



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2 Responses for “Il nuovo Pd. Pierluigi Bersani: “Pronti a discutere di riforme. Libertà coscienza su temi etici”. Soddisfatta la Binetti.”

  1. bloggita scrive:

    Bah.. onestamente non ci capisco proprio più nulla!

  2. Marco Regosa scrive:

    Bersani segretario e Bindi presidente…siamo messi bene!

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