Obama c’è. Alla marcia per i diritti omosessuali è confermata la presenza del presidente.

È ufficiale: alla National Equality March ci sarà anche Barack Obama, parola di New York Times. È infatti confermata la presenza del presidente americano, se non alla marcia vera e propria, quanto meno alla cena annuale nella capitale Washington che sabato, come ogni anno, viene organizzata dalla Human Rights Campaign.

Mentre gli Stati Uniti si preparano ad ospitare un grande evento che li vedrà scendere in piazza per i diritti omosessuali, dalla Casa Bianca arriva un chiaro messaggio di sostegno e vicinanza: anzi, per una volta, potremmo anche dire di presenza. Obama ci sarà.

Sarà infatti il presidente nero a parlare all’annuale ritrovo di uno dei gruppi più attivi nella difesa dei diritti degli omosessuali. In un momento in cui non pochi attivisti omosessuali contestano l’assenza del presidente sulle questioni LGBT ed il suo apparente disinteresse nei confronti degli impegni presi, sembra forse arrivato il momento per loro di cambiare idea. Obama non è assente, non lo sarà.

Era il 1997 quando per la prima volta un presidente americano prendeva la parola presso la Human Rights Campaing: si trattava di Bill Clinton e per la prima volta un primo cittadino a stelle e strisce si rivolgeva ad un’organizzazione di diritti omosessuali. Ora tocca ad Obama la seconda apparizione.

Joe Solmonese, presidente dell’HRC, si dice “onorato di poter condividere la serata con il presidente Obama” ricordando come gli Stati Uniti “contino su di lui per un abbraccio alla popolazione LGBT, come fratelli e sorelle” sottolineando come “sia assolutamente sensato che il presidente parli alla nostra comunità in una serata in cui si rende tributo al suo amico e mentore senatore Edward Kennedy” che, come conclude Solmonese, aveva parlato di Obama come della persona giusta per portare avanti questo “lavoro ancora incompleto” garantendo “uguaglianza per la comunità LGBT e per ogni persona che crede nella libertà e nella giustizia per tutti”.

Sabato Barack Obama parlerà alla nazione e il giorno dopo saranno in migliaia gli omosessuali e non che si riverseranno nelle strade degli Stati Uniti a far sentire la propria voce, magari anche ricordando al presidente gli impegni presi ed il desiderio che ogni promessa diventi realtà. Ce la farà Obama a convincere chi sostiene che “dopo undici mesi dalla sua elezione, egli abbia fallito su tutto il fronte degli impegni presi per gli omosessuali, rifiutandosi addirittura di confrontarsi con queste questioni”?

Ci sembra un giudizio troppo forte e severo, anche se pensiamo di capire bene cosa sia l’urgenza di un diritto, tanto più se promesso. “Impegno” è la parola chiave e Obama lo sa bene: “non c’è più spazio per le argomentazioni verbali, è ora di fare qualcosa per parlare dell’esercito e del matrimonio”. Insomma, nel caso in cui Barack sia a corto di argomenti, c’è qualcuno pronto a fornirgliene di validi. (A. B.)



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