Downing Street risponde alla petizione contro la deportazione degli omosessuali.

Tutto ebbe inizio con una petizione comparsa sul sito di Downing St che bussando alla porta di Gordon Brown chiedeva al primo ministro britannico di mettere fine alla deportazione di gay e lesbiche verso paesi dove costoro potrebbero essere imprigionati a causa delle proprie preferenze sessuali. Oggi è arrivata la risposta del Governo di Sua Maestà a tale legittima richiesta.
La petizione, che potete sottoscrivere a questo indirizzo e che al momento ha raccolto circa cinque mila firme, sottolinea come “casi recenti mettono in risalto l’estremo pericolo che lesbiche e gay si trovano ad affrontare a causa della propria sessualità se deportati in parecchi paesi. Rimandare indietro persone consegnandole a morte certa è totalmente inaccettabile”.
La risposta arriva sulla scia delle polemiche e alle critiche ricevute dal Ministro dell’Immigrazione britannico, Phil Woolas, le cui dichiarazioni sulla “correttezza nei confronti delle richieste d’asilo LGBT” hanno movimentato gli attivisti omosessuali britannici, di parere evidentemente contrario. A tal proposito l’attivista Paul Canning, di fronte alla dichiarazione del governo, ha commentato “praticamente nulla di quello che c’è scritto nell’articolo corrisponde con l’attuale esperienza di coloro che cercano di ottenere l’asilo in quanto omosessuali”.
Nell’ultima dichiarazione a riguardo, il Governo fa notare come la questione riguardi solamente “il rimpatrio dal Regno Unito di gay e lesbiche che si è scoperto non aver bisogno di protezione. Il rimpatrio forzato a qualsiasi paese viene intrapreso solamente quando, dopo un’attenta esamina della richiesta d’asilo, si accerta che l’individuo non si trovi in pericolo di esecuzione capitale, tortura od ingiusta incarcerazione o rischi altre forme di persecuzione. Dove una richiesta di asilo venga rifiutata, si può esercitare il diritto di appello presso il Tribunale d’Immigrazione che si occupa dell’Asilo oppure richiedere un riesamino della pratica da parte delle corti”.
Da parte del governo inglese viene quindi esclusa però la possibilità che venga automaticamente concesso asilo in Gran Bretagna a tutti gli omosessuali che ne fanno richiesta pur “rendendosi perfettamente conto che le condizioni di vita per lesbiche e gay nei loro paesi possano essere tali che costoro possano dimostrare di aver bisogno di protezione internazionale”.
“Le istruzioni date a coloro che devono prendere le decisioni sono chiare e loro possono ritenere adatti all’asilo membri di un particolare gruppo sociale sulla base di persecuzioni, ma non si può d’altro canto presumere che tutti coloro che, appartenenti alla stessa nazione, ne fanno richiesta presentandosi come lesbiche o gay ottengano automaticamente il titolo di rifugiati. Ad ogni caso vengono infatti applicatati i termini della Convenzione dei Rifugiati” ribadendo come “ogni caso venga analizzato come tale ed in base ai criteri della Convenzione Europea per i Diritti Umani”. (A. B.)



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