Guido Allegrezza: Avanti ed autonomamente a manifestare contro violenze e discriminazioni.

‘We Have a Dream’ nasce come reazione spontanea al clima di crescente violenza a sfondo razzista, omofobico e transfobico. C’è chi fra noi ha cominciato a mugugnare rispetto all’inazione da parte dei soggetti dai quali ci si attendeva una presa di posizione evidente. La risposta è stata sempre la stessa: in questo periodo è inutile fare manifestazioni perché non ci viene nessuno, saremmo pochi, faremmo una figuraccia e tutto si ritorcerebbe contro di noi, meglio aspettare e organizzare qualche cosa di più strutturato.

Tutto vero. Ma c’è un errore di fondo. Non si possono ignorare i sentimenti e le emozioni delle persone. Una comunità come la nostra ha bisogno di aggregarsi e di crescere, di dare testimonianza di sé anche in modo spontaneo e anche oltre i soliti circuiti di ritrovo e di incontro. Nel giro di poche ore, abbiamo provato a dare questa risposta al clima pesante che viviamo in questo momento. Spontaneamente, senza il coinvolgimento di partiti, associazioni ed istituzioni, usando solo il passa parola con facebook e gli sms, ci siamo riappropriati dello spazio urbano, senza chiedere il permesso a nessuno.

Fra le persone che erano alla fiaccolata ce n’era per tutti i gusti: cattolici praticanti, giovani, meno giovani, qualcuno un po’ avanti con gli anni, agnostici, atei, persone che militano in partiti ed associazioni LGBT, studenti, DJ, professionisti, imprenditori, etero solidali, artisti, cantanti, musicisti, donne, uomini, transgender, operai, precari. Alcuni partecipanti sono più o meno noti al mondo dei media e della politica, ma la maggioranza dei presenti non conosceva che pochi degli altri. Insomma c’era la gente di tutti giorni, con le facce di tutti i giorni, con gli abiti di tutti i giorni. E sarà la stessa gente che, di settimana in settimana, continuerà a dare vita all’iniziativa, finché ci saranno le energie, la voglia e la motivazione per farlo.

Possiamo dunque dire che questo movimento trasversale sia in mano ai partiti, alle associazioni o influenzato dalla chiesa, oppure un’operazione commerciale per qualche imprenditore d’assalto? Noi pensiamo di no. Certo qualche rischio si corre, ma pensiamo che sia necessario dare fiducia alle persone: il movimento è autogestito ed indipendente, se la caverà da solo.
La nostra fiaccolata è prima di tutto un dono che facciamo a noi stessi, riconoscendoci come comunità autonoma, indipendente, viva e svincolata dalle forme di rappresentanza.
Poi è un dono che facciamo a chi è stato coinvolto o colpito dalla violenza di matrice razzista, omofobica e transfobica ed infine è un dono alla nostra città, il dono della nostra ordinaria e differente individualità, donata alla città e alla società per arricchirla con un colore, una nota, un pensiero, un’idea che possono anche essere differenti per qualche aspetto, ma che sono un tesoro che appartiene anche a chi ancora non sa di averlo già in tasca. Se i media sono interessati alle nostre iniziative, sarà un dono anche per loro.

Infine, vorremmo esprimere grande soddisfazione per essere riusciti a “smuovere le acque”: la risposta alle aggressioni di Roma, Napoli, Salerno, Rimini, ecc. era stata lasciata alla convocazione del Sindaco Alemanno, alla proposta del Presidente Zingaretti di tenere una fiaccolata istituzionale a settembre e alla manifestazione indetta per il 10 ottobre. Ora, invece, ci saranno le nostre fiaccolate settimanali e quella mensile delle associazioni. Questo non significa, come potrebbe facilmente concludere qualcuno, che siamo alle solite divisioni e alla caccia alla visibilità sui giornali da parte di arcinoti esponenti. Questo è solo l’evidenza che ad un’esigenza forte, urgente si può rispondere in tanti, in modi diversi, scegliendo dove e quando partecipare. Meglio tante iniziative, anche poco affollate, ma ripetute ed ostinate, che una sola che dura lo spazio di poche ore e si esaurisce con una breve coda mediatica. (Guido Allegrezza)

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