Dopo gli ultimi episodi la comunità si mobilita, con blog e gruppi su Facebook. Una manifestazione a settimana, in “Gay streeet” I gay romani lanciano i micro-pride. Contro aggressioni e intolleranze
Mentre si allunga l’elenco delle aggressioni nei confronti dei gay, da Napoli a Rimini, da Roma a Caserta, gli omosessuali della capitale si auto-organizzano e lanciano i micro-Pride. Una manifestazione a settimana, con incontro in via San Giovanni in Laterano, meglio nota come “Gay street”. Una decisione presa ieri, durante quello che può essere considerato il primo micro-Pride romano. Circa cento persone, arrivate in poche ore dopo un tam-tam su Facebook, i blog, ma anche tramite il passaparola via sms, hanno sfilato dal locale “Coming Out”, nei pressi del Colosseo, e sono arrivati al Campidoglio. E qui, tutti insieme, hanno deciso di darsi appuntamento, ogni settimana, per “vivere la città”, ed esprimere la rabbia per i recenti attacchi omofobi. Stamattina sono stati creati un gruppo su Facebook e un blog, per documentare le fiaccolate con foto e cronache, e per chiamare a raccolta la popolazione omosessuale.
Una decisione, quella di auto-organizzarsi, nata al di fuori delle organizzazioni GLBT (come l’Arci Gay, il Mario Mieli, Dìgayproject), e che arriva in coincidenza con una ricorrenza dall’alto valore simbolico. Il 28 agosto 1963, a Washington, ci fu la marcia per il lavoro e la libertà dei neri americani. In quell’occasione, Martin Luther King pronunciò l’ormai storico “I have a dream”. Frase che dà il nome al gruppo nato in queste ore su Facebook. “Dopo una serie di aggressioni ravvicinate che ci sono state da nord a sud in Italia, da cittadini consapevoli della loro condizione di minoranza discriminata, anche noi abbiamo scoperto che abbiamo un sogno e che è necessario più che mai farci vedere – viene scritto nel gruppo – Non abbiamo paura, non siamo arrabbiati, non siamo organizzati, ma ci siamo e ci saremo ed il nostro sogno di libertà e di parità continuerà ad essere proclamato ogni settimana, accompagnati solo dalla nostra bandiera rainbow, dalle nostri voci, dalle nostre candele e dalla nostra fierezza”.
Alla fiaccolata di ieri, che è stata seguita dagli agenti della Digos in borghese (non erano state richieste le autorizzazioni del caso alla Questura), ha partecipato, tra gli altri, Cristiana Alicata, attivista e blogger, membro del tavolo GLBT del Pd. Una delle militanti più agguerrite, all’interno del Pd, sul fronte dei diritti dei gay. “Ieri sera – racconta – davanti al Coming Out ci siamo ritrovati in poco più di 100. Un gran numero per la comunità GLBT dormiente romana. Una comunità che sente di doversi auto-organizzare per uscire dal ghetto, per gridare il proprio sdegno davanti al dilagare dell’omofobia e dell’intolleranza”.
Per la Alicata, l’obiettivo di questi micro-Pride sarà quello di far “vivere ai gay la città”. “Ci siamo resi conto di essere sempre più arrabbiati, ma che, al tempo stesso, le associazioni GLBT non rappresentavano a sufficienza il nostro sdegno – dice la Alicata – Ci sentiamo dei cittadini che hanno bisogno di uscire, parlarsi, vedersi. Vogliamo ricreare una comunità, a Roma. Non vogliamo che i gay se ne stiano solo nelle discoteche. Devono uscire per strada, e vivere la città. In città come Torino, ad esempio, ci sono luoghi e momenti di incontro, diversi da quelli offerti dalle discoteche”. E, in queste ultime ore, non mancano adesioni da altre città, dove anche si vogliono organizzare eventi analoghi. “Per adesso, l’esperienza è prevalentemente romana, ma viste le adesioni e le richieste di supporto che ci stanno arrivando, penso che questo movimento spontaneo possa arrivare ad allargarsi”, commenta la Alicata. Che, dalle pagine del suo blog, parla di una vera e propria “rivoluzione Rainbow”: ”E’ necessario sfilare ogni giorno. Fare un pride a settimana finché i nostri diritti e la nostra incolumità non siano tutelate. Chiusi nelle discoteche è come stare chiusi in un ghetto dove non diamo fastidio a nessuno. Un piccolo punto di partenza, di visibilità. Chissà quante altre cose potranno nascerne di cui Roma ha un enorme bisogno. Che la rivoluzione Rainbow abbia inizio”.
Qualcuno, su Facebook, sintetizza così la formula dei micro-pride: spontaneismo; assenza della politica; assenza delle associazioni; recupero dello spazio urbano. E anche se non ci saranno le bandiere delle associazioni, c’è chi, facendone parte, ha deciso di aderire lo stesso, ma senza simboli di partiti. Gli unici simboli che si sono visti, ieri sera, erano quelli della rabbia. Cartelli che recitavano: “omosessuali sensibili? No, incazzati”, oppure “donna=stupro, lesbica=botte”. E, naturalmente, c’erano tante bandiere arcobaleno, il simbolo del movimento.
La fiaccolata si ripeterà ogni settimana, partendo dal Coming Out (in via di S. Giovanni in Laterano). “Chiunque condivida con noi lo stesso sogno sarà benvenuto e via dei Fori Imperiali, ogni settimana, diventerà Viale della Libertà”, viene spiegato su quello che ormai è diventato il blog “ufficiale” dell’iniziativa. E le autorizzazioni della Questura? “Siamo cittadini che si incontrano – risponde la Alicata – in maniera spontanea. Decideremo dove andare, di volta in volta. Potremmo anche solo parlare, confrontarci”. Intanto il prossimo appuntamento è stato già fissato: venerdì 4 settembre, alle 21. L’era dei micro-pride è iniziata. (Marco Pasqua- La Repubblica)
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Ndr. Che ci vengono a raccontare che il gruppo si è formato spontaneamente francamente è un poco imbarazzante da sostenere fino alla fine anche se in molti, forse incosapevolmente ci si sono trovati in mezzo. E’, onestamente che nessuna organizzazione o partito l’ha convocata. Ne parliamo in questi termini perchè, precisiamo, c’era anche uno di noi. Ma il tentativo di metterci sopra le mani dev’essere fortissimo ed intravisto anche dalla stessa Repubblica che nel suo articolo parla solo di Cristiana Alicata (ad esempio perchè non ha intervistato Allegrezza?) e picchia il chiodo sul suo essere del Pd. Immaginazione, chiamiamola così, che è venuto anche ad altri ben più sospettosi ben più autorevoli di noi [1] [2]… Ci permettete di dubitare e sospettare che ci sia sempre sotto uno strisciante tentativo di ‘pidizzazione’ della gente Lgbtq ed ai più invisibile? Una coincidenza? Sarà… ma non ci crediamo.
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su facebook ho fondato un gruppo dove ho inserito le puntate di un mio documentario LGBT
dopo un po si è iscritto uno che dice di essere del PD (non faccio nomi) e che era con noi.
ora io sono contento che nel mio gruppo si iscrivono persone anche etero ed incoraggiano che lotta contro l’omofobia
ma anche se poi alla fine non ho cancellato il suo messaggio, un pò mi ha dato fastidio che pubblicasse li il suo ruolo politico, (vabbe l’ho votato anche io PD alle ultime elezioni), ma ora non ne sono molto convinto
complimenti per la logica: 1-per una manifestazione dichiaratamente senza bandiere siete voi i primi che sbandierate che c’era il PD. 2-dite che non ci credete che la manifestazione è stata spontanea. 3-definite “strisciante” la PDizzazione e siete voi stessi che le fate pubblicità. 4- alla fine non ci credete.
Ma vi siete letti?
Noi ci siamo letti, eccome ed abbiamo anche visto perchè c’eravamo. C’eri anche tu?
We Have a Dream nasce come reazione spontanea al clima di crescente violenza a sfondo razzista, omofobico e transfobico. C’è chi fra noi ha cominciato a mugugnare rispetto all’inazione da parte dei soggetti dai quali ci si attendeva una presa di posizione evidente. La risposta è stata sempre la stessa: in questo periodo è inutile fare manifestazioni perché non ci viene nessuno, saremmo pochi, faremmo una figuraccia e tutto si ritorcerebbe contro di noi, meglio aspettare e organizzare qualche cosa di più strutturato.
Tutto vero. Ma c’è un errore di fondo. Non si possono ignorare i sentimenti e le emozioni delle persone. Una comunità come la nostra ha bisogno di aggregarsi e di crescere, di dare testimonianza di sé anche in modo spontaneo e anche oltre i soliti circuiti di ritrovo e di incontro. Nel giro di poche ore, abbiamo provato a dare questa risposta al clima pesante che viviamo in questo momento. Spontaneamente, senza il coinvolgimento di partiti, associazioni ed istituzioni, usando solo il passa parola con facebook e gli sms, ci siamo riappropriati dello spazio urbano, senza chiedere il permesso a nessuno.
Fra le persone che erano alla fiaccolata ce n’era per tutti i gusti: cattolici praticanti, giovani, meno giovani, qualcuno un po’ avanti con gli anni, agnostici, atei, persone che militano in partiti ed associazioni LGBT, studenti, DJ, professionisti, imprenditori, etero solidali, artisti, cantanti, musicisti, donne, uomini, transgender, operai, precari. Alcuni partecipanti sono più o meno noti al mondo dei media e della politica, ma la maggioranza dei presenti non conosceva che pochi degli altri. Insomma c’era la gente di tutti giorni, con le facce di tutti i giorni, con gli abiti di tutti i giorni. E sarà la stessa gente che, di settimana in settimana, continuerà a dare vita all’iniziativa, finché ci saranno le energie, la voglia e la motivazione per farlo.
Possiamo dunque dire che questo movimento trasversale sia in mano ai partiti, alle associazioni o influenzato dalla chiesa, oppure un’operazione commerciale per qualche imprenditore d’assalto? Noi pensiamo di no. Certo qualche rischio si corre, ma pensiamo che sia necessario dare fiducia alle persone: il movimento è autogestito ed indipendente, se la caverà da solo.
La nostra fiaccolata è prima di tutto un dono che facciamo a noi stessi, riconoscendoci come comunità autonoma, indipendente, viva e svincolata dalle forme di rappresentanza.
Poi è un dono che facciamo a chi è stato coinvolto o colpito dalla violenza di matrice razzista, omofobica e transfobica ed infine è un dono alla nostra città, il dono della nostra ordinaria e differente individualità, donata alla città e alla società per arricchirla con un colore, una nota, un pensiero, un’idea che possono anche essere differenti per qualche aspetto, ma che sono un tesoro che appartiene anche a chi ancora non sa di averlo già in tasca. Se i media sono interessati alle nostre iniziative, sarà un dono anche per loro.
Infine, vorremmo esprimere grande soddisfazione per essere riusciti a “smuovere le acque”: la risposta alle aggressioni di Roma, Napoli, Salerno, Rimini, ecc. era stata lasciata alla convocazione del Sindaco Alemanno, alla proposta del Presidente Zingaretti di tenere una fiaccolata istituzionale a settembre e alla manifestazione indetta per il 10 ottobre. Ora, invece, ci saranno le nostre fiaccolate settimanali e quella mensile delle associazioni. Questo non significa, come potrebbe facilmente concludere qualcuno, che siamo alle solite divisioni e alla caccia alla visibilità sui giornali da parte di arcinoti esponenti. Questo è solo l’evidenza che ad un’esigenza forte, urgente si può rispondere in tanti, in modi diversi, scegliendo dove e quando partecipare. Meglio tante iniziative, anche poco affollate, ma ripetute ed ostinate, che una sola che dura lo spazio di poche ore e si esaurisce con una breve coda mediatica.