Perché è vero, tutto comincia con un insulto…” L’insulto è il primo strumento di conoscenza , il più aggressivo e dirompente che la società rivolge al differente, al diverso, alla lesbica, al gay, alla transessuale, al travestito. Sei bambino e ascolti l’insulto, ma non è indirizzato a te, non ancora. Quando sarà formulato per te speri di potertene liberare ma sai già, sei consapevole che non sarà possibile. Ma c’è anche di peggio dell’insulto, del dileggio, degli sguardi morbosi e di disapprovazione. Cosa? La storiellina, la barzelletta ascoltata in famiglia da bambine e bambini, la battuta ilare fatta per spacconeria, per sostenere una virilità che non è messa in discussione. Tutto questo è utile però, è addirittura funzionale alla costruzione di un’identità da non scoprire subito, da celare a chi non è pronto ad accoglierla, da negare a volte anche a se stessi. Questo è sicuramente capitato ad Aldo, ma qualche anno dopo anche a Edo. Aldo ed Edo sono i protagonisti di “Zamel” di Franco Buffoni edito da marcos y marcos (pp 233, euro 12). E’ un romanzo ma anche un saggio storico e letterario sull’omosessualità, soprattutto su quella maschile, e sulle vicende del movimento lgbt internazionale che compie 40 anni il 28 giugno, la data della rivolta di Stonewall nella New York del 1969. Non mancano riferimenti precisi al movimento italiano nato tre anni dopo.
“Perché è vero, tutto comincia con un insulto…” L’insulto è il primo strumento di conoscenza , il più aggressivo e dirompente che la società rivolge al differente, al diverso, alla lesbica, al gay, alla transessuale, al travestito. Sei bambino e ascolti l’insulto, ma non è indirizzato a te, non ancora. Quando sarà formulato per te speri di potertene liberare ma sai già, sei consapevole che non sarà possibile. Ma c’è anche di peggio dell’insulto, del dileggio, degli sguardi morbosi e di disapprovazione. Cosa? La storiellina, la barzelletta ascoltata in famiglia da bambine e bambini, la battuta ilare fatta per spacconeria, per sostenere una virilità che non è messa in discussione. Tutto questo è utile però, è addirittura funzionale alla costruzione di un’identità da non scoprire subito, da celare a chi non è pronto ad accoglierla, da negare a volte anche a se stessi. Questo è sicuramente capitato ad Aldo, ma qualche anno dopo anche a Edo. Aldo ed Edo sono i protagonisti di “Zamel” di Franco Buffoni edito da marcos y marcos (pp 233, euro 12). E’ un romanzo ma anche un saggio storico e letterario sull’omosessualità, soprattutto su quella maschile, e sulle vicende del movimento lgbt internazionale che compie 40 anni il 28 giugno, la data della rivolta di Stonewall nella New York del 1969. Non mancano riferimenti precisi al movimento italiano nato tre anni dopo.
Per sfuggire all’insulto, anche soltanto all’eco dell’insulto, si parte, si va lontano, si cerca la grande città, con le sue zone franche, con le cruising area, con i locali più o meno discreti, i bar, i nuovi amici. Le comunità che si sono formate nelle metropoli sono quelle che hanno dato vita ai primi gruppi che dall’impegno sociale sono poi passati a quello politico sempre più evidente. A Washington lesbiche e gay manifestavano davanti al Campidoglio vestiti in modo anonimo, evidenziando uno stile soft, non appariscente, rivendicando visibilità e diritti in modo sommesso, gentile, quasi cercando di non disturbare. Tutto il contrario di quello che succederà nel locale Stonewall al Greenwich Village dove a gay e lesbiche si aggiungerà la forza dirompente, dissacrante, decisiva delle transgender come Sylvia Rivera. Aldo ha più di 50 anni e non si è lasciato contaminare dall’attivismo, la sua visione dell’omosessualità è legata ad una concezione mediterranea, ad un rapporto antico e immutato tra passivo e attivo, tra invertito ed eterosessuale, tra donna mancata e maschio dominante. Edo ha trent’anni, sta scrivendo un libro che assomiglia molto a “Zamel” di Buffoni. Edo è gay mentre Aldo è soltanto omosessuale. Edo e Aldo si incontrano a Tunisi, su una terrazza panoramica: il primo è in vacanza, il secondo si è trasferito lasciando definitivamente l’Italia. Aldo è convinto di aver trovato il paradiso nella città nordafricana, un luogo popolato da giovani uomini ben disposti a soddisfare le sue esigenze sessuali. <<A me l’unica cosa che importa è che i maschi continuino a fare i maschi senza porsi molti problemi. Perché i maschi che non si pongono problemi sono quelli che scopano anche con me>>. Questa è la sua posizione, altro che rivendicazioni, altro che diritti uguali per tutti, altro che Pride e coming out. Su una copia del libro “Omocidi” di Andrea Pini, inchiesta sugli omosessuali adulti uccisi in Italia negli ultimi venti anni, con un penna rossa così commenta Aldo: <<E qualcuno si chiede ancora perché io abbia deciso di trasferirmi a Tunisi>>. Nabil è l’ultima conquista del cinquantenne italiano che lo ha agganciato offrendogli un caffè nella sua accogliente villetta. Ha solo ventidue anni Nabil, è forte, è muscoloso, è virile ma anche capace di momenti di tenerezza, di romanticismo inaspettato. Forse Aldo si sta innamorando, forse anche Nabil si sta innamorando. Edo suggerisce cautela all’amico maturo, lo spinge ad accettarsi come uomo che ama un uomo che lo ama in quanto tale. Ci sono tutti i presupposti per una bella storia d’amore duratura, finalmente. Ma questo fa crollare tutto un mondo, fa ipotizzare un legame affettivo, un legame tra due omosessuali che demolisce le certezze del più adulto e sconcerta il più giovane. Nabil è “Zamel” quindi, è frocio, ecco l’insulto temuto, riservato agli occidentali che si fanno possedere dai giovani e virili maghrebini, affascinanti e ben dotati, sensuali canaglie che soddisfano i loro desideri con l’alibi della sopraffazione, della prostituzione obbligata. <<Zamel, zamel, zamel>> accusa Aldo e Nabil impazzisce, reagisce con violenza, lo uccide. Edo riflette con dolore sulla morte dell’amico: <<Come sempre le parole vanno dette ad alta voce, più volte, riferite a se stessi, come è stato per frocio in Italia, o queer negli Stati Uniti o camp in Inghilterra, finché diventano ragione di orgoglio. Ecco che cosa avverrà di zamel tra qualche decennio in Maghreb. Ne sono più che certo>>. (Saverio Aversa)
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