Nessun gay nel calcio dilettantisco triestino.
Il Presidente del San Luigi: «Scoprissi di averne uno gay al San Luigi, lo caccerei». Il presidente: «Qui non sarebbe visto di buon occhio» I suoi colleghi: «Ma a Trieste pare non ce ne siano».
Non ci sono gay nel mondo del calcio dilettantistico triestino. E se mai ci fossero, non sarebbe il caso di farlo sapere troppo in giro. Con pareri quasi unanimi gli addetti ai lavori del mondo calcistico locale si sono espressi in maniera negativa sull’impiego di giocatori gay nelle proprie squadre, un tema scottante e di attualità dopo le ultime dichiarazioni del ct della nazionale italiana Marcello Lippi.
Le parole più dure giungono dalla massima carica del San Luigi, Ezio Peruzzo: «Premettendo che non ho mai conosciuto problemi di omosessualità all’interno del mondo del pallone locale posso dire che un giocatore che manifestasse la propria diversità non sarebbe visto di buon occhio. Non so se si tratta di una malattia o di un vizio, ma avere qui al San Luigi qualcuno così creerebbe più di qualche perplessità e disagio, soprattutto vista la presenza dei più piccoli».
Più morbida la linea adottata da Nicola De Bosichi, presidente del Trieste Calcio: «Gay nel calcio? Mai visti o forse sono solo bravi a mascherarlo. Diciamo comunque che finché uno si fa gli affari suoi, lontano dalla società, può anche andar bene, ma se poi facesse il monello con qualcuno della squadra non potrei proprio accettarlo e poi credo che rischierebbe grosso anche con gli altri compagni».
Antonio Pignatiello, numero due del Ponziana, appare più pragmatico: «Come tratterei la questione se avessi un calciatore omosessuale in squadra? Credo che la miglior cosa da fare sarebbe una riunione del consiglio direttivo, ma se uno pensa a fare il giocatore e tiene fuori la sua vita privata, non ci dovrebbero essere grossi problemi». Questa la visione dei sodalizi della città.
Ma che aria tira in altipiano? Il vento non sembra essere poi così tanto diverso: «Ognuno ha la propria vita privata, ma certo questa non dovrebbe intaccare l’ambiente», spiega Roberto Vidoni, numero uno del Vesna.
Anche una donna come Silvana Moro, presidente della Polisportiva Opicina, rimane sostanzialmente nel trend: «Purché non vi sia una palese ostentazione che potrebbe turbare soprattutto le famiglie che frequentano la società, credo che la situazione si potrebbe risolvere in maniera positiva anche se è chiaro che non condivido affatto la filosofia di vita di un omosessuale».
Più aperto rispetto agli altri appare invece la massima carica del Kras, Domenico Centrone: «Quello che conta è che un giocatore accetti e rispetti le direttive date dalla società e che sia un buon giocatore, poi ognuno è padrone di gestire la propria vita privata. Ad ogni modo, sinceramente non ho mai sentito che esistano calciatori gay a Trieste». L’unico a non avere alcuna remora su questo argomento sembra il presidente del Primorec, Darko Kralj: «Non sono omosessuale, ma non sono contrario ai gay. Sono cose che nella vita capitano e oggigiorno in tanti Paesi due persone appartenenti allo stesso sesso hanno anche il diritto a sposarsi. Ad ogni modo, se si dovesse verificare la situazione in cui un calciatore dichiari apertamente la propria omosessualità bisognerebbe capire la reazione dei compagni di squadra, anche se personalmente non sarebbe un grosso problema». (Riccardo Tosques – Il Piccolo di Trieste)
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sono un gay conosciuto in citta’ , sopratutto per il fatto che evito manifestazioni esclusivamente gay, perche’ nn frequento locali esclusivamente gay, e perche’ nn mi piace ghetizzare nessuno.
quindi, come di consueto, potrei continuare a starmene zitto e a non commentare.
ma l’ignoranza del sig. peruzzo e’ abissale.
cosa vuol dire ” sopratutto per la presenza dei piu piccoli?”… forse che gay =pedofilo?
e poi, con quella faccia da osteria, chi cacci dalla squadra? e perche’?
forse il sig peruzzo pensa che necessariamente tutti i gay indossano un boa di struzzo e un tacco… ma sappiamo tutti che non e’ cosi’….
complimenti sig peruzzo
insegnando uno sport dovrebbe anche insegnare a vivere, cosi’ facendo, crescera’ dei simpatici peruzzini ignoranti e limitati. buon lavoro…
Più che altro dovrebbero spiegare al Sig Peruzzo che ci sono anche gay dai 14 ai 20 anni, e chissà quanti dei suoi giovani atleti oggigiorno hanno avuto esperienze tra di loro negli spogliatoi
A parte il fatto che se anche ci fosse il giocatore gay con le piume di struzzo andrebbe accettato nella squadra a parimerito con il gay superallineato con il concetto di “normalità” imperante… ma che razza di pecore hanno in mano i nostri figli nelle squadrette locali?