Ieri a Milano, in via Santa Sofia, Enzo C., un ragazzo gay di 20 anni, è stato circondato da un gruppo di coetanei, spintonato e insultato. Il 16 novembre scorso, nella stessa zona, un altro giovane gay, Massimiliano Scavia, è stato circondato e picchiato selvaggiamente da una banda di giovani. Ricoverato in ospedale, gli sono stati riscontrati un trauma cranico, la frattura del naso, ferite e contusioni da aggressione altrui alle gambe, al volto e alla schiena, per una prognosi di otto giorni. “Mi hanno chiamato ‘frocio di merda,’ e mi hanno rivolto altri insulti,” ricorda Massimiliano. “Ho avuto la sola colpa di rispondere loro per le rime. Mi hanno colpito con calci e pugni, lasciandomi a terra svenuto per più di mezz’ora. Quando mi sono ripreso e sono tornato a casa, mi hanno portato in ospedale. Ho deciso di denunciare i miei aggressori e di rivolgere un appello alla città di Milano affinché inizi a combattere seriamente il razzismo e l’omofobia”. Enzo è stato più fortunato, perché alcuni passanti si sono fermati e i suoi giovani aggressori sono fuggiti quasi subito. “Sembrava un gruppo di ragazzi normali,” ha commentato. “Stavo passeggiando con un mio amico e parlavamo di ragazzi. A un certo punto ho detto che secondo me Pato, il giovane campione del Milan, è il ragazzo più carino del mondo. Mi hanno sentito e si sono scatenati contro di me”. Gli episodi omofobici che accadono sempre più frequentemente nel nostro Paese, tuttavia, e che solo di rado divengono di dominio pubblico o vengono denunciati, destano preoccupazione e sono sintomo di come l’intolleranza dilaghi in Italia e colpisca, ormai fuori controllo, le minoranze socialmente emarginate e dunque più vulnerabili. (Roberto Malini – Gruppo EveryOne)
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