“La Puglia ancora troppo omofobica”. Indagine choc dell´associazione dei genitori di gay e lesbiche.

L´Agedo accusa la Chiesa: con il suo atteggiamento non è di aiuto alle famiglie.
(Antonio Di Giacomo – La Repubblica, edizione di Bari) «Sa qual è una delle domande più frequenti che mi rivolgono i genitori di giovani lesbiche e gay? Si può fare qualcosa per uscire da questa malattia?». A raccontarlo è Lucia Laterza, presidente pugliese dell´Agedo (l´Associazione genitori di omosessuali) e madre di una ragazza bisex. «A volte ho ascoltato gli sfoghi di padri che, dopo aver scoperto l´omosessualità dei propri figli, hanno detto frasi come “gli sparerei addosso” e “vorrei cacciarlo di casa”. È stato terribile».
Ad ascoltare le testimonianze di Lucia Laterza viene fuori l´immagine di una Puglia «pur nella sua natura progressista piena di contraddizioni e comunque fortemente segnata da una cultura omofobica. Di questi argomenti nelle scuole pugliesi non si parla e non se ne discute quasi nulla nei servizi sociali, tantomeno nella sanità». Sono alcuni degli aspetti che emergono dal rapporto di ricerca “Family Matters” (Affari di famiglia), frutto di un´indagine di natura qualitativa condotta nel Barese e nel Leccese raccogliendo, attraverso una serie di quelle che in gergo si chiamano interviste in profondità, le esperienze dei familiari di giovani lesbiche e gay. Curata da Tiziana Manganella, con i contributi di Marina Franchi e Gianni Marsico, la ricerca verrà presentata stamattina alla sala stampa della Provincia di Bari, presenti, fra gli altri, Antonello Zaza, assessore provinciale alla Solidarietà sociale, e Rita De Santis, presidente nazionale dell´Agedo.
Ad anticipare, intanto, i risultati di questa ricerca, finanziata dall´Unione europea, realizzata in tutta Italia con due focus particolareggiati su Piemonte e Puglia, provvede Lucia Laterza. «Viene fuori che il clima omofobico nelle famiglie pugliesi esiste. In questo anche l´atteggiamento delle diocesi pugliesi non ci è molto d´aiuto se continuano a bollare l´omosessualità come un disturbo, a dispetto del fatto che, già dal 1993, l´Organizzazione mondiale della sanità non la considera più come una malattia».
Contesto non facile dunque, quello pugliese, per un soggetto come l´Agedo che, per mission, ha quella di sostenere le famiglie di giovani omosessuali in difficoltà, per aiutarle a uscire dal disorientamento e dall´isolamento in cui si trovano. «Un fenomeno che si registra ancora di più in provincia, dove s´incontrano realtà più chiuse e complesse», chiarisce Lucia Laterza.
Che pone ancora il suo dito accusatore contro il clero pugliese: «Un mese e mezzo fa ci sono state due prese di posizione ufficiali di monsignor Cacucci e monsignor Nigro, entrambi nettamente contrari al nuovo piano sanitario regionale sia sul versante della pillola del giorno dopo e della contraccezione sia nei riguardi dei programmi formativi e sociosanitari volti a combattere i pregiudizi di natura omofobica. Una presa di posizione sbagliata, antistorica e soprattutto fuori dalla realtà. Ancora di più perché contraddice lo sforzo di tanti sacerdoti di base pugliesi, impegnati fortunatamente a fare della pratica dell´accoglienza di tutte le persone cosiddette differenti la realizzazione del verbo cristiano».



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