Ricerca. Olbia e i gay, resta la diffidenza ma non al lavoro.

Analisi in una tesi di laurea discussa a Cagliari.
(Elena Nardi – L’Unione Sarda) Il pregiudizio verso l’omossessualità a Olbia? Nonostante qualche passo avanti, c’è ancora tanto da fare. Questo è quanto emerge da una ricerca svolta da Carla Bazzu, neolaureata in scienze della formazione all’università di Cagliari, che ha scelto di analizzare, con la sua tesi, come sia vissuta l’omossessualità dagli olbiesi.

Il quadro emerso dalla ricerca, con numerose testimonianze sia tra gli eterosessuali che tra i gay, è positivo rispetto al passato ma non abbastanza da poter definire il capoluogo gallurese una città aperta e tollerante.

Si passa dalla domanda più generale “Cosa pensa dell’omossessuualità” a quelle più specifiche dove si chiede di indicare se si hanno rapporti personali con persone gay. C’è chi sostene che l’omossessualità sia una malattia e chi la indica tra gli aspetti negativi della società. Quasi tutte la persone intervistate hanno dichiarato di aver avuto contatti con persone omossessuali ma, gli eterossessuali hanno specificato la natura formale di questi rapporti. Diversi hanno ammesso di non avere amici gay e di esser disposti a troncare i rapporti già esistenti se necessario. E’ il mondo del lavoro a dare una risollevata al livello di tolleranza. Pochissimi omossessuali hanno, infatti, dichiarato di aver avuto problemi a trovare occupazione. Sono tanti, invece, ad aver detto di preferire gli omossessuali sul lavoro: sarebbero più pignoli e corretti degli etero.

Anche dal punto di vista della violenza, Olbia, rispetto ad altre realtà simili, non ha dati considerevoli riguardanti gravi atti di violenza verso gli omossessuali.

Nonostante i rarissimi casi di violenza fisica, sarebbero numerosissimi e sempre più frequenti quelli di violenza verbale e psicologica: dagli insulti alla derisione in pubblico fino all’emarginazione. Sarebbero le scuole il luogo dove si consumano maggiormente questo genere di reati. La tolleranza solo apparente, dimostrata dalla ricerca, viene messa particolarmente in risalto quando viene domandato agli intervistati di proporre cosa sia possibile fare per migliorare il grado di accoglienza. A questa domanda molti hanno risposto mostrando la più totale indifferenza. C’è chi ha sostenuto che abbiano già troppi privilegi e chi ha detto che si dovrebbero arrangiare da soli. La maggior parte delle persone ha, però proposto, un intervento educativo a partire dall’età scolastica. «È un problema di mentalità»: la risposta-scusa più gettonata.



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1 Response for “Ricerca. Olbia e i gay, resta la diffidenza ma non al lavoro.”

  1. erox scrive:

    Sommando i più e i meno, ne esce un sostanziale quadro di disarmante ipocrisia

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