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Festival della fantasia. Il trasformista debutta tra pochi giorni all´Alfieri con uno spettacolo che resuscita l´antico varietà di maghi, acrobati, ballerine e deliranti trovate.
Clara Caroli – La Repubblica, edizione di Torino) Scriveva l´autore del Falò delle vanità Tom Wolfe, dopo il crollo della borsa, che Wall Street è ormai qualcosa di anacronistico, come Broadway. Come il musical, la rivista, il varietà. Eppure l´uomo dei sogni, Arturo Brachetti, il multiforme mago trasformista, ci crede ancora. Saltella come un elfo sul palcoscenico del Teatro Alfieri, dove un enorme muro nero suggerisce da una parte una rovina post-industriale e dall´altra un paesaggio urbano alla West Side Story, per mettere a punto i dettagli di Gran Varietà Brachetti, debutto il 7 ottobre, spettacolo ideato, che rispolvera il mondo del varietà e della rivista come un immenso e preziosissimo giacimento di archeologia teatrale.
Un po´ Barnum un po´ Folies Bergère, una nuova produzione corale con cui Brachetti rinuncia all´one man show e aggiunge al suo repertorio di personaggi un cast di maghi, acrobati, saltimbanchi e danzatori in un delirio di trovate (c´è la donna pizza, la donna colomba, la donna lampadina, ci sono un incendio e un terremoto, due Carabinieri che sognano di diventare supereroi, un uomo elefante, un cielo stellato che diventa uno strascico, ballerine dotate di antenne tv come in un romanzo di Lansdale, un´Ape Car che sputa persone e un´apocalisse finale). «È vero – ammette – è l´archeologia del varietà, di un mondo che non esiste più. Rispolvero cose antiche, numeri dell´inizio del ´900. Come il circo è rinato nella nuova forma creata in Germania dal Circus Roncalli e poi diventato fenomeno planetario con il Cirque du Soleil (Brachetti è consulente del nuovo spettacolo della compagnia, Believe, che debutterà a Las Vegas, ndr), così il varietà, che sopravvive da tremila anni, dai giochi di mimo davanti al Foro romano, può trovare nuova energia nella commistione con il circo. Purché sia fatto a teatro. Al varietà televisivo manca la performance, non ha cuore. È un contenitore vuoto».
Partenza da Torino, la sua città, la città di Macario, per una tournée che ha l´inedita sponsorizzazione istituzionale (il budget della produzione, quasi un milione di euro, è finanziato in buona parte da sponsor privati) dell´Università di Torino, che promuove al Dams, sotto l´egida della Facoltà di Scienza della Formazione, un progetto di ricerca sul varietà (c´erano il rettore Pellizzetti e la preside Poggi ieri a presentarlo nell´Aula Magna di via Verdi). Nutritissimo il cast dello spettacolo: ventitré tra attori, acrobati e ballerini, tra cui alcune vedette internazionali e molti torinesi come la protagonista femminile, Valentina Virando, scelta tra oltre trecento candidate per il suo naturale talento comico, che viene dalla scuola dello Stabile. Una storia fa da filo rosso a magie scenografiche e trasformismi e racconta le vicissitudini di un gruppo di turisti (tra gli sponsor c´è Alpitour) che non vengono rapiti dai predoni del deserto ma finiscono a girovagare tra le rovine e l´immondizia di un teatro abbandonato, pieno di fantasmi e di sorprese.
«Con questo spettacolo torno alle origini – racconta l´erede di Fregoli – all´inizio della mia carriera, al ´79, quando feci un provino a Parigi, al Paris Latin. Credevo di essere uno dei pochi trasformisti rimasti e invece ero l´unico: per questo mi presero. Da allora tengo un quadernetto nero con appunti, aneddoti, racconti di vecchi artisti del varietà. Ho deciso di tirarlo fuori e prendere spunto da lì. Intorno ho costruito una storia». Molte identità, situazioni, personaggi, magie, scenografiche, acrobazie. Tutto si mescola e confluisce, nel finale, nel crollo del metaforico teatro abbandonato che lascia spazio («In un trionfo di kitsch tra il Rocky Horror Picture Show e il Carnevale di Rio», assicura l´autore) al Paradiso del Varietà dove maghi, acrobati, donne cannone e ballerine di can can si guadagnano l´eternità. «Con tutte queste paillettes farò contenta mia mamma – conclude l´elfo Arturo con la faccia sempre allegra di Peter Pan – Saper sognare fa restare bambini, è la scintilla che abbiamo dentro tutti. Peccato che molti la spengano troppo presto».
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